Per anni, il ricordo delle “papere di Karius” hanno ridotto un’intera carriera a quella notte di Kiev: una sintesi brutale, resa ancora più problematica dalla diagnosi arrivata nei giorni successivi. Il portiere del Liverpool, Loris Karius, aveva infatti disputato parte dell’incontro con una commozione cerebrale, accompagnata da possibili disturbi della percezione visiva e spaziale.
A volte bastano pochi secondi per cambiare il racconto di una carriera: per il protagonista di questa storia furono due palloni gestiti male nella partita più importante: la finale di Champions League del 26 maggio 2018 tra Liverpool e Real Madrid. Il portiere tedesco commise due errori decisivi, scoppiò in lacrime davanti ai tifosi e venne identificato come il volto della sconfitta dei Reds.
Real Madrid-Liverpool: la finale di Champions League del 2018
Il Liverpool di Jürgen Klopp arrivò allo stadio Olimpico di Kiev trascinato dal tridente formato da Mohamed Salah, Roberto Firmino e Sadio Mané. Il Real Madrid di Zinedine Zidane cercava invece la terza Champions League consecutiva, un’impresa mai riuscita prima nell’era moderna della competizione.
Loris Karius era ormai il titolare dei Reds e aveva giocato tutte le tredici partite europee di quella stagione. La sua presenza in finale non rappresentava quindi una soluzione d’emergenza: Klopp lo aveva scelto davanti a Simon Mignolet e gli aveva affidato la porta nella notte più importante.
La gara cambia volto dopo l’uscita per infortunio di Salah, costretto ad abbandonare il campo nel primo tempo in seguito a un contrasto con Sergio Ramos. All’intervallo il risultato era ancora fermo sullo 0-0. Nella ripresa, però, il Real Madrid approfittò di due errori del portiere tedesco e vinse 3-1, conquistando la tredicesima Coppa dei Campioni della propria storia.
La prima papera di Karius contro Benzema
Il primo episodio arrivò al 51° minuto: Karius bloccò il pallone e cercò di avviare rapidamente l’azione con un rilancio effettuato con la mano. Karim Benzema, rimasto nelle vicinanze, allungò il piede e intercettò il movimento del portiere. Il pallone rimbalzò lentamente verso la porta e terminò in rete.
Karius rimase immobile per qualche istante, quasi incapace di comprendere ciò che era appena accaduto. Non si trattava di una parata sbagliata o di un tiro valutato male: aveva praticamente consegnato il pallone all’attaccante avversario.
Il Liverpool reagì e trovò il pareggio quattro minuti più tardi con Sadio Mané. La partita sembrò riaprirsi, ma Gareth Bale, entrato dalla panchina, riportò avanti il Real Madrid con una spettacolare rovesciata al 64°. Il gol del gallese sarebbe bastato per decidere la finale. La seconda papera di Karius, però, trasformò la sconfitta in un trauma destinato a sopravvivere al risultato.
Il tiro di Bale e il secondo errore
All’83° minuto Bale calciò da grande distanza: una conclusione potente, ma in una zona apparentemente controllabile. Karius si posizionò portando entrambe le mani verso il pallone nel tentativo di respingerlo.
La sfera gli piegò i guanti e finì alle sue spalle per il definitivo 3-1. Se sul primo gol il portiere aveva commesso un errore tecnico nella distribuzione, sul secondo sbagliò completamente l’intervento. Due immagini diverse, unite dalla stessa conseguenza: il Real Madrid sollevò la coppa e Karius venne indicato come il principale responsabile della sconfitta.
Al termine della partita il tedesco raggiunse il settore occupato dai sostenitori del Liverpool. In lacrime, chiese scusa più volte portandosi le mani al petto. Era il momento più fragile di un atleta esposto davanti a milioni di persone, mentre sui social cominciavano già a circolare insulti, meme e persino minacce.
La commozione cerebrale dopo lo scontro con Sergio Ramos
La lettura di quella finale cambiò pochi giorni più tardi. Prima del gol di Benzema, Karius era rimasto coinvolto in uno scontro lontano dal pallone con Sergio Ramos, ricevendo un colpo alla testa. L’episodio era passato quasi inosservato durante la diretta e il portiere aveva continuato regolarmente a giocare.
Cinque giorni dopo la finale, Karius venne visitato negli Stati Uniti dagli specialisti del Massachusetts General Hospital. I medici conclusero che aveva subito una commozione cerebrale durante l’incontro. Gli esami evidenziarono sintomi compatibili con una disfunzione visuo-spaziale, una condizione che avrebbe potuto influenzare la sua capacità di valutare movimenti, distanze e traiettorie. Il referto non stabilì formalmente che lo scontro con Ramos fosse la causa, ma collocò il trauma all’interno della partita.
Jürgen Klopp spiegò successivamente che Karius presentava ancora 26 dei 30 indicatori utilizzati per individuare una commozione cerebrale. L’allenatore evitò di utilizzare la diagnosi come giustificazione, definendola piuttosto una possibile spiegazione di errori improvvisi e insoliti per un portiere che, fino a quel momento, non aveva mostrato particolari difficoltà.
La distinzione è importante: la commozione non permette di sapere con certezza che cosa sarebbe accaduto senza quel colpo. Impedisce però di raccontare la finale come una semplice storia di incapacità o debolezza mentale.
Che fine ha fatto Loris Karius dopo le papere?
Quella fu l’ultima partita ufficiale disputata da Karius con la maglia del Liverpool. Nell’estate successiva il club acquistò Alisson Becker e il tedesco iniziò una lunga fase di ripartenza, passando in prestito al Beşiktaş e successivamente all’Union Berlino.
Nel 2022 arrivò al Newcastle, dove trovò pochissimo spazio. Giocò appena due partite ufficiali: una di queste fu un’altra finale, quella di Coppa di Lega persa nel 2023 contro il Manchester United. Il Newcastle annunciò la sua partenza alla scadenza del contratto nel giugno 2024.
Nel frattempo la sua vita privata aveva preso una direzione diversa. Karius ha conosciuto la conduttrice sportiva Diletta Leotta nel 2022, nell’agosto 2023 è nata la loro figlia Aria e il 22 giugno 2024 la coppia si è sposata sull’isola di Vulcano, in Sicilia.
Il ritorno tra i pali dello Schalke 04
La vera rinascita sportiva è iniziata nel gennaio 2025, quando lo Schalke 04 gli ha offerto un contratto fino al termine della stagione. Karius è tornato così in Germania, il Paese nel quale si era affermato con il Mainz prima del trasferimento al Liverpool.
La scommessa si è rivelata vincente: nella stagione 2025/26 il portiere ha disputato 30 partite di campionato, mantenendo la porta inviolata in 13 occasioni. Lo Schalke ha ottenuto la promozione in Bundesliga con la migliore difesa del torneo, chiudendo con appena 31 reti subite.
Nel giugno 2026 il club gli ha rinnovato il contratto fino al 30 giugno 2028, descrivendolo come uno dei giocatori decisivi per il ritorno nella massima serie. Otto anni dopo Kiev, Karius è tornato a essere giudicato per le parate e per la continuità, anziché soltanto per i due errori più famosi della sua vita.
Un Cartellino Blu prima della sentenza
La finale di Kiev resta indimenticabile: Loris Karius ha commesso due errori decisivi e l’intera squadra del Liverpool ne ha pagato il prezzo. Ma, con il senno di poi, il Cartellino Blu avrebbe forse potuto comparire già durante la partita: per il portiere, per il suo allenatore o semplicemente per chi avrebbe potuto fermare il gioco e verificare le sue condizioni dopo il colpo alla testa.
Non si tratta di distribuire colpe a distanza. In una finale di Champions League, tra adrenalina e pressione, ammettere di non sentirsi al meglio o scegliere di sostituire il proprio portiere non è affatto semplice. Eppure, se lucidità, riflessi e percezione risultano alterati, qualche minuto in panchina può valere più di qualsiasi tentativo di resistere.
Il Cartellino Blu servirebbe anche a chi trasformò immediatamente quella prestazione in una condanna definitiva. Fermarsi non cancella le due papere di Karius, ma permette di inserirle in un quadro più completo. Una notte da incubo può segnare una carriera, d’accordo, ma non deve necessariamente raccontarla tutta.